Ogni anno, quando arrivano le vacanze, torna la stessa frase:
“Ho bisogno di staccare da tutto, non voglio pensare a niente.”
Il bisogno di pausa è legittimo. Ma l’idea di “non pensare a niente” è, allo stesso tempo, poco realistica e poco salutare. Non possiamo spegnere la mente a comando, e soprattutto rischiamo di perdere una grande opportunità: usare le vacanze come spazio protetto per riprendere contatto con desideri, valori e speranza.
Le vacanze, proprio perché ci portano in contesti di bellezza o di significato per noi, per esempio mare, montagna, città d’arte, luoghi affettivi, possono diventare un laboratorio di PEA: uno stato mentale ed emotivo che, nella teoria di Richard Boyatzis, è alla base del cambiamento intenzionale e rigenerante.
In questo articolo esploriamo cosa significa PEA e NEA, perché le vacanze sono un momento privilegiato per attivare il PEA e come usare questa energia per rientrare con più lucidità nel NEA, senza cadere nel cinismo o nella rassegnazione.
Che cosa sono PEA e NEA
Richard Boyatzis, psicologo e studioso di leadership e neuroscienze del cambiamento, parla di due stati “attrattori” che influenzano il modo in cui pensiamo, sentiamo e agiamo:
Entrambi servono. Non esiste una vita “solo PEA” e, onestamente, non sarebbe neppure sostenibile. Il NEA è ciò che ci permette di leggere i rischi, prendere decisioni difficili, dire dei no.
La questione non è “PEA sì, NEA no”, ma in che ordine li attiviamo e con quale intensità ci lasciamo abitare da uno rispetto all’altro.
Perché le vacanze sono un contesto PEA
Nella routine quotidiana, siamo quasi sempre immersi in logiche NEA:
La domanda dominante diventa:
Cosa devo fare oggi?
In vacanza, se ce lo permettiamo veramente, può tornare una domanda diversa:
Cosa ho voglia di fare? e, ancora più in profondità: Chi voglio diventare?
Contesti scenografici e significativi, un paesaggio naturale, un luogo che sentiamo “nostro”, tempi più larghi, facilitano spontaneamente alcuni movimenti interiori:
Questo è terreno ideale per lo stato PEA: torna in primo piano l’ideal self, cioè l’immagine sincera di chi vorremmo essere, non per gli altri, ma per noi stessi.
Vacanza come spazio per desideri e bisogni profondi
Usare le vacanze in chiave PEA significa trasformarle in un tempo di ascolto intenzionale di bisogni e desideri, non solo in una parentesi di consumo o di fuga.
Alcune domande che possono accompagnare questo ascolto:
Qui non si tratta di scrivere piani perfetti, ma di ridare diritto di cittadinanza alla speranza. Negli ultimi anni, molti sistemi organizzativi e personali sono stati attraversati da rassegnazione, rabbia, cinismo sottile. La speranza non è ingenuità, è una forma di responsabilità verso la propria vita.
Le vacanze possono diventare un tempo in cui ci autorizziamo a sperare, senza subito passare alla domanda: “Ma è realistico?”. Quella domanda appartiene al NEA; avrà il suo momento.
Il movimento sano: prima PEA, poi NEA
Uno degli errori più frequenti, sia nella vita personale sia nel lavoro con leader e team, è invertire l’ordine:
Il risultato spesso è un aumento di stress, di senso di inadeguatezza, di fatica mentale. Il sistema resta bloccato sulla dimensione del “dovere” e fa molta più fatica ad attivare un cambiamento sostenuto.
L’alternativa che la teoria di Boyatzis suggerisce è un’altra:
Le vacanze, se vissute in modo intenzionale, possono accompagnare proprio questo movimento:
Il PEA ci dice perché vale la pena cambiare.
Il NEA ci aiuta a vedere dove e come farlo.
Saltare il PEA e stare solo nel NEA significa lavorare sul cambiamento con il freno tirato.
Dal PEA estivo al NEA del rientro
Quando la vacanza finisce, non si tratta di “tornare al problema” come se tutto ciò che abbiamo sentito fosse stato un sogno. Al contrario, il rientro può diventare il tempo del NEA sano, che guarda in faccia la realtà senza demolire la speranza.
Alcune domande utili nella fase di rientro:
Così PEA e NEA smettono di essere sigle astratte e diventano due movimenti del vivere: quello che sogna e quello che decide, quello che immagina e quello che fa.
Come entra questo lavoro in Syntropia
In Syntropia lavoro proprio su questi passaggi con leader, team e organizzazioni: facilitare momenti in cui le persone possano riconnettersi a visioni e desideri (PEA), e poi accompagnarle nel tradurre quella direzione in scelte, comportamenti e trasformazioni concrete (NEA), senza perdere senso.