PEA e NEA: perché le vacanze sono il momento migliore per progettare il cambiamento | Roberta Martini

PEA e NEA: perché le vacanze sono il momento migliore per progettare il cambiamento

Pubblicato il 30 Luglio 2026 in Syntropia

 

Ogni anno, quando arrivano le vacanze, torna la stessa frase:
“Ho bisogno di staccare da tutto, non voglio pensare a niente.”

Il bisogno di pausa è legittimo. Ma l’idea di “non pensare a niente” è, allo stesso tempo, poco realistica e poco salutare. Non possiamo spegnere la mente a comando, e soprattutto rischiamo di perdere una grande opportunità: usare le vacanze come spazio protetto per riprendere contatto con desideri, valori e speranza.

Le vacanze, proprio perché ci portano in contesti di bellezza o di significato per noi, per esempio mare, montagna, città d’arte, luoghi affettivi, possono diventare un laboratorio di PEA: uno stato mentale ed emotivo che, nella teoria di Richard Boyatzis, è alla base del cambiamento intenzionale e rigenerante.

In questo articolo esploriamo cosa significa PEA e NEA, perché le vacanze sono un momento privilegiato per attivare il PEA e come usare questa energia per rientrare con più lucidità nel NEA, senza cadere nel cinismo o nella rassegnazione.

Che cosa sono PEA e NEA

Richard Boyatzis, psicologo e studioso di leadership e neuroscienze del cambiamento, parla di due stati “attrattori” che influenzano il modo in cui pensiamo, sentiamo e agiamo:

  • PEA – Positive Emotional Attractor
    È uno stato in cui siamo connessi a ciò che desideriamo davvero e a chi vorremmo diventare. Dominano emozioni come speranza, curiosità, gratitudine, gioia quieta. La mente è più aperta, creativa, capace di vedere possibilità.
  • NEA – Negative Emotional Attractor
    È lo stato in cui prevalgono preoccupazione, ansia, frustrazione, senso di minaccia. È la modalità utile quando serve concentrarsi, risolvere problemi, gestire rischi. La mente diventa più stretta, analitica, selettiva.

Entrambi servono. Non esiste una vita “solo PEA” e, onestamente, non sarebbe neppure sostenibile. Il NEA è ciò che ci permette di leggere i rischi, prendere decisioni difficili, dire dei no.

La questione non è “PEA sì, NEA no”, ma in che ordine li attiviamo e con quale intensità ci lasciamo abitare da uno rispetto all’altro.

Perché le vacanze sono un contesto PEA

Nella routine quotidiana, siamo quasi sempre immersi in logiche NEA:

  • scadenze, urgenze, problemi da risolvere
  • numeri, obiettivi, performance da raggiungere
  • mail, riunioni, micro-conflitti da gestire

La domanda dominante diventa:
Cosa devo fare oggi?

In vacanza, se ce lo permettiamo veramente, può tornare una domanda diversa:
Cosa ho voglia di fare? e, ancora più in profondità: Chi voglio diventare?

Contesti scenografici e significativi, un paesaggio naturale, un luogo che sentiamo “nostro”, tempi più larghi, facilitano spontaneamente alcuni movimenti interiori:

  • abbassiamo (almeno un pò) le difese
  • ci concediamo di notare che cosa ci fa bene e che cosa no
  • riconosciamo emozioni che durante l’anno restano sullo sfondo

Questo è terreno ideale per lo stato PEA: torna in primo piano l’ideal self, cioè l’immagine sincera di chi vorremmo essere, non per gli altri, ma per noi stessi.

Vacanza come spazio per desideri e bisogni profondi

Usare le vacanze in chiave PEA significa trasformarle in un tempo di ascolto intenzionale di bisogni e desideri, non solo in una parentesi di consumo o di fuga.

Alcune domande che possono accompagnare questo ascolto:

  • In questi giorni, che cosa mi fa veramente bene?
  • Quali momenti di queste vacanze vorrei “portarmi dietro” nella vita di tutti i giorni (un ritmo, un modo di stare con gli altri, uno spazio per me)?
  • Dove sento oggi le maggiori incoerenze tra quello che vivo e quello che desidero?
  • Qual è un desiderio che negli ultimi anni ha smesso di avere voce, e che forse merita di essere riascoltato?

Qui non si tratta di scrivere piani perfetti, ma di ridare diritto di cittadinanza alla speranza. Negli ultimi anni, molti sistemi organizzativi e personali sono stati attraversati da rassegnazione, rabbia, cinismo sottile. La speranza non è ingenuità, è una forma di responsabilità verso la propria vita.

Le vacanze possono diventare un tempo in cui ci autorizziamo a sperare, senza subito passare alla domanda: “Ma è realistico?”. Quella domanda appartiene al NEA; avrà il suo momento.

Il movimento sano: prima PEA, poi NEA

Uno degli errori più frequenti, sia nella vita personale sia nel lavoro con leader e team, è invertire l’ordine:

  1. Partiamo dai problemi, dai limiti, da ciò che non va (NEA).
  2. Cerchiamo di motivarci a partire da lì.

Il risultato spesso è un aumento di stress, di senso di inadeguatezza, di fatica mentale. Il sistema resta bloccato sulla dimensione del “dovere” e fa molta più fatica ad attivare un cambiamento sostenuto.

L’alternativa che la teoria di Boyatzis suggerisce è un’altra:

  1. PEA: Collegarsi prima alla visione: chi voglio diventare, che tipo di lavoro e di vita voglio costruire, quali sono i miei punti di forza e i momenti di eccellenza.
  2. NEA: Solo dopo, tornare con lucidità sulle incoerenze, sui gap, sulle scelte difficili da fare.

Le vacanze, se vissute in modo intenzionale, possono accompagnare proprio questo movimento:

  • Durante le vacanze: dare spazio al PEA (ideal self, desideri, valori, speranza).
  • Al rientro: usare il NEA in modo sano per porsi domande più analitiche:

Il PEA ci dice perché vale la pena cambiare.
Il NEA ci aiuta a vedere dove e come farlo.

Saltare il PEA e stare solo nel NEA significa lavorare sul cambiamento con il freno tirato.

Dal PEA estivo al NEA del rientro

Quando la vacanza finisce, non si tratta di “tornare al problema” come se tutto ciò che abbiamo sentito fosse stato un sogno. Al contrario, il rientro può diventare il tempo del NEA sano, che guarda in faccia la realtà senza demolire la speranza.

Alcune domande utili nella fase di rientro:

  • In cosa il mio quotidiano attuale è in conflitto aperto con ciò che ho riconosciuto come importante?
  • Quale gap, realistico e concreto, voglio scegliere di affrontare nei prossimi 6 – 12 mesi?
  • Di che tipo di alleanze ho bisogno per non fare questo percorso da solo/a?
  • Quale primo passo posso fare che sia un segnale chiaro – prima di tutto per me – che prendo sul serio ciò che ho sentito in vacanza?

Così PEA e NEA smettono di essere sigle astratte e diventano due movimenti del vivere: quello che sogna e quello che decide, quello che immagina e quello che fa.

Come entra questo lavoro in Syntropia

In Syntropia lavoro proprio su questi passaggi con leader, team e organizzazioni: facilitare momenti in cui le persone possano riconnettersi a visioni e desideri (PEA), e poi accompagnarle nel tradurre quella direzione in scelte, comportamenti e trasformazioni concrete (NEA), senza perdere senso.